Questo viaggio nel tempo e nello spazio è stato scritto da
RICCARDO FORTE (tastiere - fisarmonica - moog e voce della Comitiva)
A volte ritornano…
E per capire l’effetto che fa, vi chiediamo un piccolo sforzo di immaginazione.
Se ne avete poca, o non ne avete affatto, potete sedervi comodamente in poltrona,
chiudere gli occhi e lasciarvi guidare; vi aiuteremo noi.
Chi invece di immaginazione ne ha dosi da vendere, non farà nessuno sforzo per vedere,
nel buio delle palpebre abbassate, la storia che vi stiamo raccontando.
Siete pronti?
Bene… allora si parte.
Immaginate un paese in collina; è un piccolo paese di persone curiose attraversato da un’unica strada.
Visto con gli occhi di un forestiero, il paese è quella strada. Non c’è nient’altro al di là di quelle vecchie
case addormentate ai suoi lati. Soltanto il verde delle colline che sale e raggiunge un cielo sereno
ma non troppo; di un blu che non è mai quel blu che ti fermeresti a guardare e nel quale le nuvole
difficilmente assumono forme di animali o di cose. Niente lascia pensare che questo paese sia sveglio,
sembra piuttosto che dorma da un tempo non proprio preciso; sembra che tutto sia immobile. Da sempre.
Eppure in fondo alla strada, ogni tanto, si sente un rumore: è quello di un treno, che passa soltanto 2
volte in un giorno; fa andata e ritorno con i paesi vicini e squarcia il silenzio con un sordo rumore
di ferro percosso.
Tu tum tu tum… Tu tum tu tum… Riuscite a sentirlo ?
Bene…
Immaginate ora una vecchia stazione. E’ una di quelle stazioni che stanno in fondo ai paesi,
una piccola costruzione in mattoni oltre la quale tutto svanisce: la collina, il paese, le case,
la strada; rimane soltanto una bianca spianata di ghiaia che nei giorni di sole abbaglia la vista.
Poi, svanisce anche quella lasciando lo spazio soltanto al binariosul quale passa quell’unico treno.
Due righe nere parallele apparentemente infinite, che si perdono nel buio di una piccola galleria.
Ma poco più in là c’è qualcosa che attira lo sguardo e non si può non notare.
E’ una vecchia locomotiva, scura e assopita, come i suoi 2 vagoni, sopra a quello che
chiamano un binario morto, una linea interrotta, una retta finita.
Sta lì da un tempo impreciso che ricordano in pochi; sta lì ed aspetta come un vecchio giocattolo
con carica a molla dimenticato in un angolo, in attesa che un bimbo, uno qualunque, giri la chiave
e lo faccia partire. Sta lì in attesa del suo macchinista, un uomo che tanti anni prima lo ha messo
da parte con una promessa: “Un giorno ritorno e tu sarai qui. E quel giorno sarà un giorno di
festa perché passeremo in tutti i paesi e in tutti i paesi ci fermeremo e saliranno persone che
vorranno sentire la storia di un vecchio locomotore e del suo macchinista Brambilla.”
Ed oggi quell’uomo è tornato, ha acceso i motori ed è ripartito, con il suo vecchio treno che
fa un po’ di rumore perché è arrugginito, ma sa che col tempo tutto si aggiusta e che olio e
pazienza fanno miracoli. Ha piazzato un megafono in fondo al convoglio e quando si
ferma nelle stazioni chiama la gente gridando: ”Signori chi vuole fare parte di una grande famiglia?”.
E allora accorrono tutti, giovani e vecchi, non c’è distinzione. Curiosi e nostalgici dei vecchi treni,
quelli che in un cassetto della memoria conservano ancora il ricordo del convoglio Brambilla
che quando passava era sempre una festa e c’era la musica, artisti mezzi matti o normali ma solo a metà.
Ed oggi che quel treno è ripartito, fa fermate in ogni dove e carica amici e persone mai viste,
ricostruisce la sua Comitiva per riempire i vagoni e portarla più in là,alla prossima stazione dove
sarà ancora festa e musica e balli e tavoli pieni di cose da bere e mangiare.
E se sentite un fischio lontano e un rumore di treno e di un soffio che sbuffa vapore
nel cielo non abbiate paura: la Comitiva Brambilla è in arrivo. Anche da voi.
Riuscite a sentirlo? … Perché se solo riuscite a sentirlo siete già con un piede sulla
staffa e l’altro a penzoloni. A volte ritornano…
E per capire l’effetto che fa basta solo aprire gli occhi e fare quell’ultimo e piccolo salto.
Riccardo Forte